Operazione antiusura. I carabinieri ammanettano 10 usurai filippini

Operazione antiusura. I carabinieri ammanettano 10 usurai filippini

Operazione antiusura. I carabinieri ammanettano 10 usurai filippini – I Carabinieri del Gruppo di Roma hanno dato esecuzione  ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 persone, (2 in carcere e 8 agli arresti domiciliari) per i reati di usura, estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria. L’ordinanza è stata emessa dal G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Roma, Dott.ssa Vilma PASSAMONTI, che ha accolto la richiesta del P.M., Dott. Francesco MINISCI, nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Usura filippina”, svolta a carico di 10 soggetti indagati per le suddette ipotesi di reato e tutti destinatari dei provvedimenti restrittivi.

 

Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche 11 perquisizioni domiciliari, di cui una in un’agenzia di viaggi, situata in zona San Pietro e intestata ad una delle persone indagate, nonché sequestrati numerosi manoscritti e appunti, riportanti dichiarazioni sottoscritte di prestiti ricevuti da parte delle vittime e somme di denaro per un totale di circa 7.000 Euro in contati, risultato provento dell’attività illecita. L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina, iniziata nel giugno 2012, trae origine dalla querela presentata da una cittadina delle Filippine con la quale denunciava alcuni connazionali responsabili di fornire somme di denaro in prestito a connazionali a tassi usurari.

 

Le attività investigative hanno consentito di individuare un gruppo di 10 soggetti filippini (6 donne e 4 uomini) di età compresa tra i 38 ed i 69 anni, residenti in maniera stabile in vari quartieri della“Roma Bene”, i quali settimanalmente prestavano somme di denaro, a tassi che raggiungevano in alcuni casi anche l’80% annuo, a connazionali in difficoltà economiche, conosciuti dagli stessi in quanto provenienti dalle medesime località nel Paese di origine. Nel corso delle indagini, le vittime filippine, inizialmente reticenti hanno poi collaborato con un fondamentale contributo agli uomini dell’Arma. Oltre 100 le persone rimaste schiave del giogo usurario che, alla fine, si sono convinte a denunciare i loro aguzzini.  Nel contesto è emerso peraltro come il fenomeno usurario, nelle Filippine, sia piuttosto diffuso e tragga origine da un metodo creditizio privato invalso degli anni ’80: piccoli imprenditori (venditori ambulanti) che rischiavano il fallimento, non potendosi rivolgere alle banche, in un periodo in cui lo Stato si trovava in difficoltà economiche, si rivolgevano settimanalmente a commercianti con maggiori disponibilità finanziarie, ai quali restituivano somme ad interessi decisamente elevati, tanto da mantenere solo lo stretto necessario per sopravvivere.

 

Nel corso delle indagini è risultato palese come i prestiti venissero erogati solo alle persone conoscenti, in maniera tale da poter fare pressione sulla propria famiglia nel Paese di origine, qualora un debitore non estinguesse il debito. Erano soliti altresì accaparrarsi la clientela, verificarne la credibilità e generare fondi per i loro affari con la formula del credito cd. “associativo”, dove più persone versano la stessa quantità di danaro in un fondo comune, settimanalmente o mensilmente, per poi utilizzarlo a turno, previo pagamento di un interesse. Nei confronti dei soggetti indagati, già nel mese di settembre 2012, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina avevano eseguito delle perquisizioni delegate dall’A.G. di Roma durante le quali veniva sottoposto a sequestro materiale e documentazione d’interesse. Due degli arrestati, entrambi di sesso femminile, sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Rebibbia Femminile, gli altri sono stati sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

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