Miei amati nipoti ….. ovvero Papi nepotisti – parte terza

Miei amati nipoti ….. ovvero Papi nepotisti – parte terza

Benedetto Caetani ebbe i natali nella bassa nobiltà provinciale di Anagni nel 1230. Divenuto cardinale nel 1287 e papa nel 1294 con il nome di Bonifacio VIII, si impose per lo straordinario acume e la preparazione giuridica che gli permisero di dar sfoggio di una pratica nepotista astuta e formalmente esercitata in una legalità quasi perfetta.

Dalla sua elezione, i Caetani schizzarono al massimo livello delle italiche famiglie gentilizie, con il dominio su circa venti castelli, della loro intera città frusinate; esercitarono indiscusso potere tra Roma e Terracina e su un’ampia porzione della Valle del Sacco. In Toscana si sostituirono agli Aldobrandini, assumendo il controllo dei territori tra l’Amiata e il promontorio dell’Argentario; entrarono in possesso delle contee di Caserta e Fondi, in ragione di un matrimonio di interesse e dell’appoggio di Carlo II di Angiò.

Accumularono così tante ricchezze da sborsare senza batter ciglio quasi un milione di fiorini per rintuzzare gli assalti degli oppositori, scatenatisi dopo il 1303, anno in cui il pontefice chiuse definitivamente gli occhi.

È notorio l’odio che Bonifacio VIII suscitava, al punto da far uscire dai gangheri persino il sovrano francese il quale, il 7 settembre 1303, ad Anagni, lo fece arrestare dal suo inviato reale. Oltre ai nemici coronati, Papa Caetani se ne procurò numerosi in Italia, a partire dalla famiglia Colonna; contro questa antica nobiltà romana, nel 1297 Bonifacio VIII scatenò una sorta di crociata, coinvolgendo – dietro lauti compensi – i più potenti Comuni, primo fra tutti Firenze.

Le truppe dei Colonna vennero così annientate, le loro fortificazioni sbaragliate, le città rase al suolo e cosparse di sale. Altre famiglie gentilizie desideravano tuttavia togliersi qualche sassolino dagli stivali, non esclusi i rappresentanti del parentado acquisito. Difatti, la sorella di Rinaldo di Supino aveva contratto matrimonio con Francesco, nipote del futuro pontefice: un’altra unione con finalità politiche, voluto da Bonifacio per estendere l’influenza della sua schiatta nella Valle del Sacco.

Successivamente però, il Caetani cambiò idea, decidendo di proiettare il nipote ai vertici della gerarchia ecclesiastica. Le nozze furono dichiarate nulle, Francesco ordinato sacerdote e, in brevissimo tempo, insignito della porpora cardinalizia, la moglie segregata in un convento femminile. Non si tratta dell’unico vaso, come dimostrano le ripetute sentenze di generosa nullità concesse a nobili romani e del Lazio purché sciogliessero il sodalizio di fedeltà con i Colonna.

Il favoritismo papale verso i parenti si ammantò, come detto, di indiscutibile legalità allorché invece di conquistare castelli si “convincevano” i proprietari a cederli spontaneamente. Così accadde ai signori di Trevigliano, i cui nomi appaiono su un regolare rogito notarile: ma pochi sanno che l’atto di vendita fece seguito una lunga serie di carcerazioni degli alienanti, incatenati senza acqua e cibo.

Altro metodo usato consistette nel seminare dissidi tra i titolari di un dominio agognato: lo testimoniano alcuni versi di invettiva contro il pontefice composti da Iacopone da Todi. Il quale, per aver osato satireggiare il successore di Pietro, nel 1299 venne imprigionato nelle segrete di un monastero, uscendone quasi un lustro più tardi.

Le particolari acrimonie di Dante, a motivo della cacciata da Firenze del partito dei Bianchi e la condanna all’esilio che colpì personalmente il Poeta, erano più che superate dalla condotta efferata di questo Capo della Chiesa, adeguatamente collocato nel girone infernale dei simoniaci.

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