“Luigi Bartolini. Linee di libertà. Incisioni 1915-1936”. L’Accademia omaggia un maestro del ‘900. L’esposizione all’Accademia di Belle Arti di Roma

“Luigi Bartolini. Linee di libertà. Incisioni 1915-1936”. L’Accademia omaggia un maestro del ‘900. L’esposizione all’Accademia di Belle Arti di Roma

 

L’Accademia di Belle Arti di Roma

presenta 

LUIGI BARTOLINI. LINEE DI LIBERTÀ
Incisioni 1915-1936
 

Un progetto dell’Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Giuseppe Modica
in collaborazione con Luciana Bartolini

Opening
28 marzo 2019, ore 18
fino al 16 aprile 2019

Accademia di Belle Arti di Roma – Aula Colleoni
Sede di Via Ripetta – Piazza Ferro di Cavallo 3, Roma

Tra i maggiori incisori italiani del ‘900, Luigi Bartolini (Cupramontana, 1892 – Roma, 1963) divide questo unanime riconoscimento con un gigante del calibro di Giorgio Morandi. Un marchigiano e un emiliano, che insieme a pochi altri scrissero la storia della grafica d’arte novecentesca, nel segno dell’innovazione, di un linguaggio indipendente e di un’urgenza poetica capace di surclassare il virtuosismo tecnico.
A Bartolini l’Accademia di Belle Arti di Roma dedica una mostra pensata per gli spazi dell’Aula Colleoni. In tutto 23 incisioni, realizzate tra il 1915 e il 1936, che il professor Giuseppe Modica, nel ruolo di curatore, e la signora Luciana Bartolini, figlia dell’artista, hanno selezionato e disposto lungo un percorso ragionato, tra assonanze tematiche e linee cronologiche.

La poesia resta, nel percorso di Bartolini, una nota costante e squillante. Tanto che lui stesso definì quelle sue geniali esplorazioni grafiche della natura come “deformazioni liriche suggerite dalla mia estrosità poetica”, non certo delle “affrettate annotazioni“. Mentre Carlo Bo amò tributarlo come “il più felice degli inventori, uno degli uomini più toccati dalla grazia poetica”. Il segno nervoso graffiava il foglio non immacolato, oltre ogni anelito di purezza e di perfezione, quasi in accordo col temperamento passionale, con l’indole ironica e dissacrante, con la vivacità di pensiero e di sguardo. L’incisione (l’acquaforte in particolare, tra “maniera bionda” e “maniera nera”) era per lui luogo di sperimentazione: un vis à vis non convenzionale con le superfici duttili, con gli inchiostri e i torchi, ma soprattutto con quei soggetti che – oltre l’estetizzante eredità simbolista, oltre il paesaggismo accademico o la schietta critica realista, e senza piegarsi alla radicalità delle Avanguardie – egli trasformava in apparizioni fugaci, vibranti, aggraziate, impetuosamente pittoriche. Non scontate, se pur nutrite di un costante studio della tradizione.

Gli stessi ricordi”, scrive in catalogo il critico Giuseppe Appella, “si perdono tra passaggi e velature, si fondono – fantasmi ricacciati nel profondo e subito riapparsi – nelle nervature dei segni, vibrano sul fondino giallo che esalta gli spazi”. Ne deriva un intreccio di segni veloci, di bianchi e neri profondi, ma anche di forme lievi, a raccontare una natura poetica al limite dell’incanto. Opere pervase – dice ancora Appella – “dal sottile sentimento fattoriano (il rispetto e l’ammirazione di Bartolini per Fattori sono ricordati in molti scritti) al grande amore per Goya, al sapiente e violento chiaroscuro di Rembrandt”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma – città nella quale ha insegnato e dove è stato, come sottolinea la Direttrice Tiziana d’Acchille, “un punto di riferimento per le giovani generazioni che a Roma trovavano un luogo di formazione” – Bartolini non fu solo un poeta del segno. Fu autore di versi, testi critici, romanzi (su tutti “Ladri di biciclette”, da cui fu tratto il celebre film di De Sica), con oltre 70 pubblicazioni all’attivo. E fu fortemente critico nei confronti del regime fascista: accusato di mantenere segreti rapporti epistolari con i fuoriusciti, venne confinato a Merano e poi a Roma. Non sottoscrisse dunque – al contrario di molti intellettuali dell’epoca – il “Manifesto della razza” del 1938 e riuscì anche a salvare nel ’44 una famiglia ebrea di Königsberg, nascondendola nel suo appartamento per una decina di giorni e così sottraendola a un’operazione di rastrellamento. Un uomo dalla forte statura morale e intellettuale, oltre che dalla profonda umanità, a cui lo straordinario talento artistico procurò importanti partecipazioni istituzionali (incluse numerose edizioni della Biennale di Venezia, a cui fu invitato quasi ininterrottamente dal 1928 al 1962) e vari prestigiosi riconoscimenti, dall’ex equo con Morandi alla Mostra dell’Incisione Italiana di Firenze, nel 1932,  ai premi per la Quadriennale di Roma nel 1935 e per la Mostra Internazionale dell’Incisione di Lugano, nel 1950.

INFO:
Orari mostra: dal lunedì al sabato, h. 10-18
Accademia di Belle Arti di Roma –
Via di Ripetta 222, Roma
www.accademiabelleartiroma.it

 

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