Guerra tra profeti

Guerra tra profeti

L’ora della conversione non scoccherà se prima trenta nemici della vera fede non si saranno dichiarati profeti”: una frase che la tradizione attribuisce a Mohammad il quale, negli ultimi anni di vita, dovette fronteggiare un pericoloso antagonista.

 

Si trattava di Musailima, un ricco e influente signore cui il suo popolo riconosceva natura profetica. Si era fatto edificare un palazzo cubiforme simile alla Kaaba, circondato da un ampio spazio sacro ove lui solo poteva accedere e dove avrebbe ricevuto la rivelazione divina.

 

Musailima inviò messaggeri a Mohammad, intimandogli – per volontà diretta di Allah – di lasciargli esercitare autonomo potere sulla metà del Paese. Un impostore senza fortuna? Non tanto, visto che i suoi domini si estendevano sui territori settentrionali della costa occidentale del Golfo Persico, là ove cresceva il grano tanto richiesto dai mercanti di La Mecca e Medina: un conflitto avrebbe senza dubbio provocato l’immediato blocco delle forniture cerealicole, sprofondando lo Stato islamico in una devastante carestia. Musailima inoltre non era un mero imitatore del più famoso rivale, giacché osservava con scrupolo i tempi di preghiera e di digiuno, parlava di un Dio unico, onnisciente e onnipotente. Addirittura professava il misticismo e l’astinenza dalla congiunzione carnale, se non in vista della procreazione: un netto contrasto con le idee di Mohammad che tutto era, meno che un asceta ed un morigerato nella vita sessuale.

 

Ciò che scatenò le fantasie popolari, fu l’unione di Musailima con una veggente cristiana, la quale si considerava rappresentante di Dio in terra e sosteneva di essere stata la sua amante: e, cosa preoccupante per Mohammad, una tribù beduina di 10.000 persone aveva creduto in lei, riconoscendola generata a immagine di Allah.

 

E fiorirono altre leggende. La più interessante di esse celebrava le portentose capacità erotiche che la veggente aveva suscitato in Musailima. Si raccontava che gli bastò incontrarla per rinunciare di colpo all’ascetismo e festeggiare con lei la passione chiuso nel suo santuario per tre giorni filati. La propaganda islamica sfruttò tali dicerie in modo da provare la falsità e la depravazione del sedicente profeta.

 

Al contrario, lo scopo delle leggende beduine risiedeva nell’esaltare le eccezionali prestazioni di quest’uomo che, dal giorno in cui si era unito alla veggente, aveva superato i cento anni di età. Come finì lo scontro? Mohammad ignorò Musailima e, per alcuni anni, i due profeti di Dio convissero in terra araba. I

 

l progetto di unificazione del primo godeva di un più ampio respiro e impegnare il popolo in una guerra personale avrebbe rischiato di minare la sua figura etica. Solo il suo successore Abu Bakr intraprese in seguito una campagna militare contro Musailima riuscendo, con grande spargimento di sangue, a piegare la resistenza delle tribù che sostenevano il contendente e affermare la sovranità di Medina su quei territori del Golfo Persico. L’opera di Mohammad poteva così considerarsi compiuta.

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