La Fontana delle 99 cannelle e i suoi misteri

La Fontana delle 99 cannelle e i suoi misteri

La Fontana delle 99 cannelle e i suoi misteri. Un vero e proprio capolavoro, la Fontana dalle 99 Cannelle, è considerata uno dei primi monumenti civici dell’Aquila che vengono maggiormente visitati e studiati.

 

La fontana fu, molto probabilmente realizzata su un progetto di Tancredi da Pentima nel 1272, è stata costruita con delle pietre policrome proprio come la chiesa di Santa Maria di Collemaggio. Anticamente, questo straordinario monumento veniva utilizzato come una normale fontana dalle massaie per lavare i panni e per l’approvvigionamento idrico dell’Aquila.

 

Il monumento è composto da novantanove cannelle dalle quali fuoriesce un getto continuo di acqua che viene raccolta in una vasca di dimensioni enormi. Le cannelle sono distribuite equamente su tre pareti (trentatre su ciascun lato) e vi si accede salendo degli scalini che conducono su un piazzale il cui pavimento è stato realizzato con dei sampietrini.

 

Ogni cannella della fontana, nota anche con il nome di Fontana della Riviera, ha un suo mascherone che rappresenta delle facce di santi o di satiri. Ed è proprio su questi mascheroni che sono nate innumerevoli leggende. Si racconta che, ciascuna faccia, rappresenta un demone che è stato catturato ed intrappolato dai monaci che si occupavano di proteggere la città dagli influssi malefici. L’Aquila doveva essere protetta dal male perché era stata creata con la stessa pianta di Gerusalemme Celeste e quindi aveva una particolare importanza.

 

In base ad una leggenda se si osservano attentamente i mascheroni si dovrebbero individuare i volti dei demoni alternati a quelle dei monaci che li avrebbero catturati e, si racconta che, nelle notti di luna piena si possono addirittura sentire le urla terrificanti dei demoni che cercano di liberarsi dalla prigione in cui sono stati intrappolati e, guardando la loro maschera si potrebbe avere l’impressione di vedere delle piccolissime smorfie di dolore e dei movimenti dei muscoli facciali che si contraggono per l’invano tentativo di liberarsi.

 

Inizialmente la Fontana della Riviera fu costruita con solo 40 cannelle poi, tra il 1583 e il 1585, fu ampliata e furono aggiunti altri circa 60 mascheroni, per un totale di 99. Il numero di questi mascheroni non sarebbe casuale ma deriverebbe dal fatto che alla fondazione de L’Aquila parteciparono 99 castelli ed i mascheroni rappresenterebbero i volti dei rispettivi signorotti del luogo.

 

La parte più antica è costituita dalla vasca sul fondo e da quella a sinistra, dotate rispettivamente di 40 e 23 mascheroni corrispondenti ad altrettante cannelle. Le 36 cannelle del lato destro ed il muro che chiude il monumento, realizzato in pietra bianca e rosa, sono stati aggiunti in un secondo tempo, come abbiamo detto precedentemente e, l’aggiunta fu fatta quando la leggenda del numero 99 iniziò a prendere piede tra la gente.
Su questo bellissimo e armonico monumento aleggia un’altra leggenda: si narra, infatti, che sotto ad un punto, non ben precisato del pavimento siano state sepolte le spoglie dell’architetto Tancredi che fu giustiziato perché si era rifiutato di svelare quali fossero le sorgenti che alimentavano le cannelle. La richiesta ad oggi sembra una cosa futile ma, a qual tempo non lo era ed era necessario sapere quali fossero in modo da evitare le eventuali pretese dei castellani.

La fontana è situata di fronte alla piccola chiesa romanica di San Vito e si trova nel quartiere Riviera, area questa ricca di acqua e posta in una posizione più bassa. Una lapide muraria posta sulla parete frontale del monumento ricorda il motivo della sua realizzazione e recita: “La nuova città gioisce ora delle acque del vecchio fiume e di quelle d’una nuova fonte. Se apprezzi quest’opera egregia lodane ogni aspetto, ma non stupirti dell’opera e ammirane piuttosto i patroni che il lavoro e l’onestà fanno essere cittadini dell’Aquila. Nell’anno del Signore 1272″.

Su questa Fontana vi sono anche altre incredibili storie. Tra queste ve ne è una che la collega alla Basilica di Collemaggio anche se, i due monumenti “seguono” una numerologia differente. La Fontana sviluppa la sequenza del 99 mentre la Basilica è totalmente incentrata sul numero otto.

 

Pietro da Morrone, un umile monaco, benedisse ed inaugurò la Basilica alla presenza di Otto Vescovi e lo fece 12 anni prima che fosse finita. All’atto della sua elevazione al soglio pontificio, l’umile monaco vi nominò otto Vescovi di nazionalità francese.

 

Lasciando perdere i numeri, il fatto che le cannelle seguono una precisa frequenza musicale vorrei spiegarvi il legame indissolubile che lega la Fontana con la Basilica. Anticamente, un cavaliere, prima di entrare nella Basilica doveva purificarsi e l’unico modo era quello di immergersi come un pesce, nell’acqua in base ad un rituale ben preciso che prevedeva la sua permanenza, nell’acqua, durante la notte. In quel lasso di tempo doveva ascoltare il canto dell’acqua che fuoriusciva dalle cannelle e doveva cercare non solo di individuare il suono prodotto da ciascuna cannella ma anche quello unico che muoveva all’unisono i vari canti differenti l’uno dall’altro. Li poteva distinguere solo un adepto che era stato “educato” e preparato ad ascoltare ed a individuare la nota precisa che riesce ad arrivare al cuore e lo fa vibrare

 

Questa esperienza era necessaria e doveva essere praticata da tutti coloro i quali volevano intraprendere il percorso della purificazione. Il neofita che riusciva ad individuare la “sua” cannella, doveva berne alcuni sorsi, inginocchiarsi e meditare fino alle primi luci dell’alba, riesaminando attentamente la sua vita valutando gli errori e gli sbagli commessi. Una volta fatto questo doveva autoperdonandosi e purificandosi per affrontare, il mattino successivo, il percorso iniziatico ed entrare nel Labirinto dei tre 888.

 

Sulla Fontana dalle 99 Cannelle ci sono molte altre storie e tutte davvero interessanti ma, qui, lo spazio è ridotto e io mi devo fermare ma, vi consiglio di andare all’Aquila e visitarla, vi sorprenderà con tutte le sue bellezze, anche quelle che sono state distrutte dall’ultimo terribile terremoto.

 

L’aquila con i suoi monumenti ha una storia importante, religiosa e densa di simbolismi.

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