Inaugurata la mostra fotografica Autonoma_mente 2011

Inaugurata la mostra fotografica Autonoma_mente 2011

Inaugurata oggi negli spazi espositivi di Palazzo Trentini la mostra fotografica “Autonoma_mente. Territorio contaminazione 2011”, secondo appuntamento, dopo quello dello scorso anno, con le immagini che raccontano, lungo percorsi suggestivi e spesso insoliti, l’Autonomia del Trentino, in tutte le sue declinazioni. Curata da Piero Cavagna la mostra raccoglie immagini di Marika Bertoni, Paolo Calzà, Giovanni Cavulli, Floriano Menapace, Massimo Zarucco. Presenti all’inaugurazione il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti e il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.
A fare gli onori di casa il presidente del Consiglio provinciale Dorigatti che ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa non solo per riportare la gente all’interno di una delle sedi istituzionali più importanti, palazzo Trentini, ma anche per consolidare un rapporto positivo fra politica e arte. Il tutto in un contesto che si presenta oggi difficile, sia sul versante economico sia su quello dell’Autonomia, oggi sottoposta a continui attacchi, un’Autonomia che va non solo difesa, com’è doveroso, ma anche messa a disposizione dell’intero Paese.
Cavagna ha quindi illustrato gli intenti che stanno dietro a questa mostra, che coniuga la parola “Autonomia” a quella di “mente”, invitando ad un pensiero, ad una riflessione sul Trentino creativa e “libera”, come liberi sono stati lasciati i fotografi di sviluppare il tema proposto. “Viviamo in una società bombardata da immagini, e ne siamo spesso vittime – ha detto ancora Cavagna – ed è per questo che è così importante investire oggi sul peso culturale delle immagini e della fotografia, sul loro valore specifico.”
Cinque dunque i fotografi protagonisti di questa seconda tappa di un percorso che prosegue. Cinque modi diversi di leggere il Trentino, guardando ora alla sua natura ora alle opere, spesso invasive, edificate dall’uomo sul territorio, oppure esplorando i “segni”, le tracce materiali dell’Autonomia, dai ripari preistorici ai monumenti che ci parlano del presente, per guardare infine ai trentini che operano fuori dal Trentino e persino ai mondi “onirici”, incantati, che il Trentino è in grado di evocare.
La tensione giovane di Marika Bertoni che accende la luce della sua macchina fotografica per illuminare il percorso della sua ricerca di radici e di un’identità. Con un linguaggio non facile, in un territorio difficile come quello dell’anima, provando a disegnare il profilo della casa del ricordo e della propria appartenenza.
La denuncia di Paolo Calzà per un paesaggio usato e violentato, luogo di impossibile convivenza tra la Natura e noi che la abitiamo. Voce dura, ma asettica e neutrale nella corrente di quella scuola fotografica che, dagli anni ’70, usa la luce più per illuminare che per scrivere.
La nostalgia delicata di Giovanni Cavulli per il mondo originario che ancora possiamo trovare fuori dalla nostra porta di casa, una natura ancestrale che è allo stesso tempo realtà e sogno. E che, qui, diventa una specie di ribellione dolce e silenziosa a tutte le ferite che siamo stati capaci di portare con il nostro sviluppo. Una sorta di specchio di Alice dove ognuno di noi può entrare a ritrovare il giardino segreto delle proprie emozioni e della memoria.
La solida e severa semplicità di Floriano Menapace capace di tracciare con la sua fotografia diretta un itinerario della nostra storia e del nostro tempo. Dove oggetti, monumenti, presenze quasi dimenticate recuperano voce e riprendono a parlare, sicuri, tenaci, affascinanti di quello che siamo stati e dell’anima profonda di questa terra.
La curiosità di Massimo Zarucco che ha dato forma ad un’idea di contaminazione, fotografando trentini nel mondo, capaci di portare e piantare i semi di questa terra ovunque e di riportarne qui, di nuovi e sconosciuti, per futuri raccolti di pensiero, professionalità e cultura.
Sono 5 declinazioni di Autonomia attraverso i temi di territorio e contaminazione, 5 strade da percorrere attenti, filo che collega vista e cuore, immagini da guardare e vedere ad occhi chiusi, geografie impalpabili da cui farsi toccare.

La mostra resterà aperta a Palazzo Trentini, via Manci, fino al 24 settembre.

Orario di apertura dalle 10 alle 18, domenica chiuso.

 

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