Il nome della rosa, il titolo della mostra delle immagini scattate da Elena Munerati

Il nome della rosa, il titolo della mostra delle immagini scattate da Elena Munerati – Torre Aquila raccontata  in poetiche fotografie  di Elena Munerati. La mostra “Il nome della rosa” svela immagini inedite scattate dalla fotografa trentina nel corso della sua lunga attività. A partire da sabato 15 dicembre fino al 17 aprile 2013  il Castello del Buonconsiglio ospiterà questa rassegna dedicata al celebre affresco  del Ciclo dei Mesi, capolavoro dipinto dal maestro Venceslao.

 

Con singolari tagli netti, la fotografia di Elena Munerati, che ha trascorso anni di vita personale e professionale nel Castello del Buonconsiglio, costringe a fermarsi al cospetto degli affreschi, evidenziandone in profondità i variegati aspetti del ricco linguaggio espressivo. Rifiutando il confortevole approdo al digitale e tralasciando l’insieme pittorico come fosse scontato, la fotografa conduce senza esitazione verso l’essenza di forme e colori, inseguendo il pittore sui dettagli. E l’esito del percorso di ricerca risulta per molti versi inaspettato perché induce a cogliere un’immagine più vivida e immediata dell’arte di Venceslao, in apparente contrasto con alcuni toni convenzionali della rappresentazione di paesaggi naturali e personaggi, sottoposti addirittura, nel Mese di Aprile, al gioco di una “prospettiva rovesciata” che, a scapito dei contadini in primo piano, ingrandisce la nobiltà sullo sfondo.

 

Nel celebre “Ciclo dei Mesi” lo sguardo del visitatore è del resto colpito da una sorprendente moltitudine di immagini e di sollecitazioni, dovute alla cultura e sensibilità dell’artista boemo Venceslao che, attorno al 1400, operò su commissione del principe vescovo Giorgio di Liechtenstein. Nell’armonica raffigurazione della vita agiata di corte e dell’umile lavoro nei campi, la pittura è infatti pervasa da un’incalzante rappresentazione di minuti dettagli che, attingendo all’esperienza enciclopedica medioevale, offrono un esemplare manifesto dell’epoca. Animate da vivaci contrasti cromatici e scandite dallo scorrere dei mesi, le scene sono costellate da un fitto ricamo di particolari che non lasciano quasi tregua all’occhio, incalzato da continui richiami e repentini passaggi dal punto di vista dei temi, delle dimensioni e dei colori. La vastità e, al tempo stesso, la precisione degli affreschi, permettono al visitatore solo un dominio apparente sulla totalità del racconto, tanto più che l’illusorio affacciarsi alla loggia, ripartita da colonnine tortili, conduce in una sorta di realtà “aumentata”, priva di confini.

 

Le personali visioni del Ciclo dei Mesi proposte dal lavoro di Elena Munerati, al di là dello stretto valore documentario che esse assumono, sono cariche di una spiccata sensibilità e poetica che rimandano alle riflessioni di Walter Benjamin sull’aura e sul complesso rapporto fra la realtà, la sua percezione e riproducibilità attraverso “l’occhio meccanico” della fotografia.

 

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