Il fuggitivo

Il fuggitivo

Il fuggitivo. Secondo la maggior parte dei mortali, la luna è complice degli amanti. Qualche volta sembra sia così ma, a ben pensarci, la solitudine non ha mai avuto riscontro nella sua figura. Lei non credeva di essere capace di arrivare lì dove era arrivata. La volontà distruttiva di lui non ha mai dovuto essere incoraggiata, sapeva da solo come fare. Ogni volta che rivede nella mente la sua figura evanescente, si chiede da quale parte del creato sia uscito un simile mostro.

 

 

“Un giorno di pioggia, diversamente da ora, un giorno di sole,

il vento scinde l’aurora da ogni passo che tu fai verso di me.

Non dire una parola, diceva lui ed io non ero che sabbia.

Dove sarai, mi dicevi sempre, in te come l’acqua corrente io ci sarò”.

 

 

Ogni giorno si chiedeva perchè fuggisse. Lo guardava sempre con sospetto come fosse un piccolo delinquente: questa era la sensazione che davano gli adulti con la loro preoccupazione.

Ogni estate si ripeteva la stessa scena: lei guardava in fondo all’orto grande, così veniva chiamato, e vedeva solo un muro di pietre spesse un metro, ricavate dalla roccia, ed oltre il vuoto. In fondo a tutto, lontano chilometri, per lei che era piccolissima, la stazione, la stessa da cui partiva sua madre, le preziose volte che andava a trovarla, e dove, in futuro, avrebbe preso il treno anche lei per le vacanze scolastiche. A quei tempi, però, non riusciva a capire come facesse a raggiungerla da dove erano e, questa sua capacità particolare, così sembrava, la faceva stare lontana da lui che si isolava da tutti e rintanava negli angoli bui, come un lupo pronto a sbranare.

 

 

Solo dopo molti anni, cresciuta e curiosa, scese lungo il viottolo che portava in fondo all’orto, sebbene con timore, e scoprì che c’era una porticina che si apriva, non su di un dirupo ma, su di una scarpata ripida e percorribile, sebbene rischiosa perchè impervia. In quel momento sentì, prorompente, la voglia di fuggire che, sino ad allora, non aveva mai provato.

 

 

La sua adattabilità apparente ad una situazione che comportava la mancanza di libertà, aveva, per

sua fortuna, trovato sfogo nello studio, anche perchè la curiosità di sapere occupava la sua mente,  facendo in modo di renderla libera, immersa nella lettura e nello studio, ritenuto una componente essenziale della sua visione della vita. Contemporaneamente, la musica ed il pianoforte, le creavano intorno un angolo di armonia che compensava la mancanza degli affetti familiari. La musica le piaceva, come disegnare e comporre oggetti con la cera che modellava con le sue mani piccole ed abili. Con il passar degli anni, il ritorno lì, le procurava un senso di vuoto che riusciva a controllare subito, immergendosi nella sua quotidianeità fatta di orari scanditi, cui solo la sua rigida educazione riusciva a togliere l’amarezza.

 

 

“ Come l’aurora rincorre la notte e con lei si addolora del tempo fugace

la nostalgia di notte ti coglie distrutto, sentendo lontano la voce di Amore

la mente ragiona per ogni pensiero, vivendo il mattino come il disgelo

Il piccolo fiore si sente rapito dal canto armonioso che allodola dona

pel giorno che arriva, per l’aria serena, per ogni nuvola che passa lassù

il sole si fa prepotente, apre la porta decisamente e tutto svanisce d’incanto

ma scopro che tu non sei al mio fianco e rido delle mie paure

 

Il desiderio di andar via si fece, però, ogni giorno più pressante e lui se ne accorse. Diventarono amici e continuarono a vedersi anche quando lei era all’Università e lui lavorava. Improvvisamente si ritrovarono amanti ma, dopo la passione giunse l’odio e lei, ancora oggi, fugge da lui che era rimasto sempre un lupo dei monti.

 

Come le foglie, al termine della vita, anche l’amore cambia colore

prima di cadere al suolo ma, fa rumore, nel cuore di chi l’ha donato

 

di Carlotta Villani

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