Il chiodo che uccise il giovane che voleva sfidare il fantasma

Il chiodo che uccise il giovane che voleva sfidare il fantasma

Il chiodo che uccise il giovane che voleva sfidare il fantasma – Era una notte senza luna quando un gruppetto di amici decide di incontrarsi e fare due chiacchiere in uno dei bar a poca distanza dal cimitero del paesino dove abitavano.

 

Erano 5 giovanotti ben piazzati e, tra una risata e l’altra uno di loro inizia a raccontare la storia di un fantasma che si aggirava nel cimitero. Nessuno dei presenti gli crede anzi, lo prendono in giro dicendo che i fantasmi non esistono. Il ragazzo, per nulla infastidito dalle prese in giro prosegue il suo racconto dicendo che molto probabilmente il fantasma era quello di una strega o di un uomo che in vita era stato molto crudele.

I suoi amici continuano a deriderlo fino a quando, stanco delle loro risatine, il giovane li sfida dicendo che nessuno di loro avrebbe avuto il coraggio di varcare il cancello del cimitero, andare vicino alla tomba che lui avrebbe indicato e conficcaci un paletto di legno sfidando così il fantasma.

I quattro, dopo qualche esitazione raccolgono la sfida e tirano a sorte per stabilire chi di loro sarebbe stato il fortunato. La scelta cadde su Carmine, il più giovane del gruppetto. Prima di varcare la tanto temuta soglia del cimitero, indossò un lungo cappotto scuro per ripararsi dal freddo e, con passo deciso si diresse verso la meta stabilita venendo inghiottito dal buio della notte.

Gli altri quattro amici rimasero seduti al bar convinti che Carmine non avrebbe avuto il coraggio di portare a compimento la sfida. Lui però, deciso a non fare brutta figura entrò nel cimitero e seguì le istruzioni che l’amico gli aveva dato per raggiungere la tomba incriminata.

Dopo aver percorso qualche centinaia di metri individuò la tomba. Con la fiammella di un accendino, cercò il pezzo di legno da utilizzare come paletto e, dopo averlo trovato, lo conficcò, come stabilito, in verticale ai piedi della lapide.

In base a quanto l’amico gli aveva detto poco prima, in quel preciso istante la terra avrebbe dovuto iniziare a tremare o si sarebbe dovuto sentire il lamento del fantasma ma, non accadde nulla. La tranquillità ed il silenzio che avvolgevano Carmine lo fece sorridere certo di aver superato la prova ma, quando si accinse ad allontanarsi per tornare vittorioso dagli amici si accorse che qualche cosa non gli permetteva di allontanarsi.

Provò nuovamente a fare un passo ma, nulla, non ci riusciva. Iniziò ad essere spaventato ed a sudare temendo che il racconto dell’amico fosse vero. Provò nuovamente a fare un passo senza riuscirci. La paura iniziò a farsi strada nella sua mente e il cuore iniziò a battere all’impazzata. Iniziava a convincersi che la storia del fantasma fosse vera e che lo spettro aveva deciso di vendicarsi punendolo.
La paura aumentò ed il ragazzo lanciò un urlo spaventoso poi cadde a terra morto. I suoi amici dal bar sentirono l’urlo agghiacciante dell’amico e, invece, di andare a vedere cosa fosse accaduto fuggirono lontano. Dopo una decina di minuti, due di loro tornano indietro e, facendosi coraggio l’un l’altro entrano nel cimitero. Raggiunsero la tomba e vi trovarono Carmine disteso a terra. Convinti che fosse svenuto si avvicinarono per fargli riprendere i sensi ma, con loro sorpresa, scoprirono prima che i capelli del amico erano diventati bianchi poi che un lembo del suo cappotto era rimasto impigliato in un chiodo che sporgeva dalla lapide accanto e che il loro amico era morto probabilmente dalla paura.

Carmine, quindi, non era stato trattenuto da un fantasma ed era morto per un chiodo che l’aveva trattenuto.

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