Grano, l’album di esordio di Marta De Lluvia

Grano, l’album di esordio di Marta De Lluvia

Grano, l’album di esordio di Marta De Lluvia – Un dialogo perpetuo con la vita, sincero e ad occhi aperti. In questo album, parole e musica si intrecciano per creare un’ambientazione profonda, intima e confidenziale, spirituale e onirica. Ci sono, tra gli altri, i violoncelli di Stefano Cabrera, la chitarra di Armando Corsi e la voce di Giua. Raffaele Abbate firma la produzione artistica. “Grano” esce per l’etichetta Orange Home Records

Un dialogo perpetuo con la vita, sincero e ad occhi aperti; una continua ricerca, a volte inquieta, che sente pienamente il bello e che tiene conto della fine. “Grano”, il primo disco della cantautrice marchigiana Marta De Lluvia, è un percorso intimo e sottile tra vittorie e sconfitte, movimento ed equilibrio, paura e desiderio, per arrivare alla consapevolezza che la strada che porta verso il buono è tortuosa ma che tutto arricchisce, anche il dolore.

Nove brani in tutto.

Otto inediti, scritti nel corso di un lungo periodo di maturazione personale, durante il quale Marta ha studiato e lavorato tra la Russia e la Germania, fino ad arrivare in Belgio, dove ora risiede; più una nona traccia, un canto tradizionale andino, “Ojos azules”, che ci ricorda che non basta una promessa perché un amore possa sfiorare l’eternità.

In questo album, parole e musica si intrecciano per creare un’ambientazione profonda, intima e confidenziale, spirituale e onirica. Ci sono i violoncelli di Stefano Cabrera, la chitarra di Armando Corsi, ma anche il pianoforte di Tina Omerzo, il contrabbasso di Pietro Martinelli e la batteria di Lorenzo Bergamino. Da sottolineare lo chalumeau – un antico strumento ad ancia del XVII secolo – di Edmondo Romano sul brano “I devisci” e, su “Romanticismo forse”, la voce della cantautrice ligure Giua, che ha anche suonato le chitarre.

Il tutto voluto, registrato e mixato da Raffaele Abbate, che ne firma la produzione artistica. “Grano” esce per l’etichetta Orange Home Records.

GRANO traccia dopo traccia 

1) Mai Abbastanza

Una dichiarazione di attaccamento alla vita, con i suoi momenti felici e le sue sconfitte. E’ bello sentirsi bene, va bene sentirsi male, tutto è vita e va onorato. I violoncelli di Stefano Cabrera riprendono in modo lirco lo scorrere continuo dell’esistenza, mentre Tina Omerzo col suo pianoforte interviene a sottolineare e ad evidenziarne singoli importanti momenti.

2) I dervisci

La danza roteante dei dervisci porta allo stato di trance, porta a Dio. Una danza simile è quella che porta all’amore, in continua tensione tra il darsi e il trattenersi, tra il movimento e l’equilibrio. Lo chalumeau di Edmondo Romano e i violoncelli di Stefano Cabrera legano l’arrangiamento al ballo dei monaci. Lo chalumeau interviene trasportando l’ascoltatore in una dimensione onirica e sospesa nel tempo.

3) Gomitoli di vento

La canzone è una riflessione sul presente, sulla possibilità di “lavorarlo”, plasmarlo, e farne qualcosa di buono per quanto vuoto e povero sembri. Questa povertà è resa nella prima strofa dalla presenza delle sole chitarra e voce. Man mano che il brano si sviluppa interviene il pianoforte, che riprende lo stile della chitarra iniziale e lo elabora, sciogliendo pian piano il sentire. I violoncelli di Stefano Cabrera che introducono il brano per poi sparire, ricompaiono dal primo ritornello, e da quel momento rivestono il brano sempre di più in un crescendo di emozioni. Esprimono l’accrescersi della speranza, speranza che esista un senso, o che si possa dare un senso, anche alle esperienze più negative.
4) Tendenzialmente

“Tendenzialmente” è una parola che esprime distanza, ambiguità, al contrario di “precisamente, esattamente”. La canzone racconta il tentativo di proteggersi dalle emozioni negative e dai sentimenti, e la voglia di sentire, di mettersi in gioco e a rischio che invece prevale. Nelle strofe, il ritmo spezzato della sessione ritmica (Pietro Martinelli al contrabbasso e Lorenzo Bergamino alla batteria) rappresenta la forte tensione interiore tra la paura e il desiderio. Il violoncello e il pianoforte fungono invece da legante, aprono la via alle emozioni riconosciute ed espresse, in particolare nel ritornello.

5) Inutile e felice

Come ci si sente di fronte ai bambini? “Inutile e felice” esprime la differenza tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia, e la voglia di mettersi in disparte per non alterare, rovinare la loro naturale bellezza. Il pianoforte di Tina Omerzo accompagna con i suoi commenti la riflessione dell’autrice lungo tutto lo svolgersi del brano. Armando Corsi, col tocco lirico e dolcissimo della sua chitarra, fa fiorire il brano e lo svela: è la voce della tenerezza e dello stupore che i bambini riescono a far nascere in noi.

6) Romanticismo forse

La canzone parla del gioco all’amore in modo amaro e ironico, tra aspettative diverse, incontro e scontro. L’atmosfera nella strofa è scura e minimale. Le percussioni, il contrabbasso, la chitarra scarna e pochi commenti del pianoforte parlano di solitudine e tensione. Una tensione che cresce nello svolgersi del brano, e arriva all’esplosione nel ritornello. La rabbia è espressa dall’intervento ruvido e “gridato” della voce di Giua, mentre la tromba di Stefano Bergamaschi, col tono drammatico e amaro, racconta l’altro lato della rabbia: la delusione

7) Grano

Una notte d’estate e un campo di grano illuminato dalla luna. L’incontro di un momento fa emergere il desiderio di qualcosa che invece resti, di trovare tutto il bello e il buono di cui si ha bisogno. Proprio come questo incontro, il brano è un breve, intensissimo sogno. L’atmosfera incantata viene sottolineata dagli interventi del pianoforte di Tina Omerzo. I cori di Giua sembrano fermare per un attimo il brano e lo traghettano verso la parte finale, in cui emerge definitivamente il carattere romantico, dolce e sognante della canzone.
8) Il piede sulla terra

Nata come il testo di una canzone, è poi diventato una poesia. Parla di come sia impossibile conoscere la vita senza l’esperienza della perdita e del dolore, di come sia una conquista arrivare ad amarla. Il pianoforte di Tina Omerzo accompagna, sostiene e arricchisce il brano. Riesce a esprimere con delicatezza e carattere tutto lo spettro di emozioni descritte dal testo: dal senso di straniamento che proviene dall’incomprensione e dalla solitudine alla certezza radicata delle proprie convinzioni, dalla rabbia all’amore, dalla tensione alla liberazione.

9) Ojos azules

Canzone tradizionale andina. Parla di un amore che prometteva di essere eterno, di un abbandono. Riecheggia alla fine di questo disco come una di quelle storie antiche che si tramandano oralmente e che appartengono a tutti gli uomini. La tromba di Stefano Bergamaschi arriva come da lontano, come una musica (e una storia) d’altri che si unisce alla voce (e alla storia) principali, a richiamare la coralità, l’universalità dell’esperienza raccontata. La tromba continua anche dopo la voce e sfuma verso la fine. La storia continua anche quando finiscono le persone, e resta lì, pronta ad essere colta, raccontata da qualcun altro. Il disco chiude così, passando il testimone ad altre storie e ad altre voci.

CREDITI

Testi e musiche: Marta Natalini (Marta De Lluvia)

Direzione artistica: Raffaele Abbate

Registrato e mixato da Raffaele Abbate presso Orange Home Records – Leivi (GE)

Rielaborazione dei brani: Maria Pierantoni Giua, col contributo di Pier Mario Giovannone

Hanno contribuito agli arrangiamenti e suonano nel disco

Marta De Lluvia: chitarra classica e voce

Maria Pierantoni Giua: chitarra classica, acustica e voci

Armando Corsi: chitarra classica

Stefano Cabrera: arrangiamento violoncello e violoncelli

Pietro Martinelli: contrabbasso

Lorenzo Bergamino: batteria, percussioni

Raffaele Abbate: percussioni

Tina Omerzo: pianoforte e rhodes

Edmondo Romano: Chalumeau

Stefano Bergamaschi: tromba

Foto originali: Lucia Porfiri

Grafica: Matteo Cicarilli

Chi è MARTA DE LLUVIA

Marta De Lluvia (Marta Natalini) è nata e cresciuta a Recanati. Sin da giovanissima, ha iniziato a comporre poesie e canzoni e ha intrapreso lo studio del canto e della chitarra classica. Parallelamente alla musica, ha sempre avuto un interesse per la poesia e per le lingue straniere. Ha studiato lingue e letterature straniere (russa e inglese) all’Università di Macerata. Ha vissuto a Lipsia, in Germania, e ha intrapreso diversi viaggi in Russia (Pietroburgo). Durante la permanenza in Germania e Russia ha collaborato con musicisti del luogo, e partecipato ad alcuni concorsi musicali.

Una volta tornata in Italia, ha ripreso lo studio del canto jazz e la scrittura di poesie e canzoni.

Nel 2013 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie intitolata “In sé maggiore”, e ha portato per le Marche un reading di musica e poesia con il pianista jazz Alessandro Menichelli. Nel 2015 ha partecipato al Festival di arte contemporanea di Pergine Spettacolo Aperto (TN), con una installazione musicale ideata e curata insieme a Elettra Bargiacchi (musicista e sound designer). Nel 2016 ha iniziato a lavorare al suo primo disco con la cantautrice Giua, e nel 2017 ha iniziato il lavoro in studio presso la OrangeHomeRecord di Leivi (GE) sotto la direzione artistica e gli arrangiamenti di Raffaele Abbate. Al disco collaborano, tra gli altri, Giua, Armando Corsi e Stefano Cabrera degli Gnu Quartet. Nel 2017 partecipa al Premio Bianca D’Aponte (Aversa) per cantautrici e vince il premio miglior testo. Nel 2018 si trasferisce a Bruxelles, dove inizia a suonare nelle tante sessioni musicali della città e in concerti da solista. Si lega, in particolare, a un gruppo di cantautori di varie nazionalità che ha come obiettivo lo scambio artistico e il sostegno alla musica indipendente.

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