Gianrico Tedeschi in Fara’ Giorno al Teatro Sala Umberto di Roma

Gianrico Tedeschi in Fara’ Giorno al Teatro Sala Umberto di Roma

Gianrico Tedeschi in Fara’ Giorno al Teatro Sala Umberto di Roma – Quando Renato, vecchio partigiano e medaglia d’oro al valore della Resistenza, si trova sulla strada di Manuel, giovane bulletto di periferia con spiccate simpatie nazifasciste, il loro rapporto nasce già con tutte le caratteristiche dello scontro: Manuel, uscendo dal garage condominiale con una manovra scellerata, investe con l’auto Renato e “tratta” con lui un periodo di assistenza domiciliare solo per evitare una denuncia.

Comincia così una sfida senza esclusione di colpi, anzi, una partita di poker a due che tra azzardi, bluff ed inganni assumerà poco per volta i contorni di un confronto tra due opposte visioni della vita e del senso della Storia.

In questo percorso ora aspro e diffidente, ora scanzonato e ironico, la comune ricerca di umanità e di verità li aiuta a vincere le rispettive diffidenze rivelando ognuno le proprie debolezze e paure: il bilancio di una vita intera per l’uno, la mancanza di prospettive per il futuro per l’altro.

L’inaspettato e improvviso ritorno a casa di sua figlia Aurora è, per Renato, l’evento che riapre la strada a dolorosi ricordi, ma anche alla speranza di una riconciliazione in cui ormai non credeva quasi più: genitore e figlia sono stati separati trent’anni di silenzio e di lontananza ma, ancora prima di questo,  ad allontanarli sono stati la scelta di vita di Aurora e la decisione più difficile che un padre possa prendere.

Nell’ultimo e più importante confronto della sua vita, Renato si ritrova a trasmettere a due generazioni così diverse e distanti tra loro un’eredità che oggi sembra ormai dispersa, fatta dei più alti ideali di libertà e di responsabilità.

Renato, Aurora e Manuel con le loro storie, le loro sconfitte, le loro illusioni e la loro voglia di riscatto sembrano diventare figure simboliche di un Paese che cerca di ritrovare il senso di sé. Il testo, pur affrontando alcune importanti contraddizioni della società italiana e non censurando i momenti di commozione, mantiene intatte tutte le caratteristiche della commedia, dotando i due protagonisti di grande personalità, disincantata ironia e dialoghi vivaci e brillanti.

 

Nota degli Autori

Per scrivere questa storia, siamo partiti da due momenti ravvicinati nel tempo, ma separati.

Un giorno ci siamo imbattuti in un raduno di giovanissimi di destra e ci siamo chiesti cosa avrebbe potuto pensare un vecchio partigiano se si fosse trovato a passare lì. Poi ci è capitato di parlare per caso con un partigiano, davanti ad una fontanella di Trastevere, e di commuoverci. Avremmo voluto farli incontrare, il vecchio e i giovani. E abbiamo deciso di farlo sulla scena.

L’aspetto più difficile è stato riprodurre la lingua del giovane fascistello. Il linguaggio di Manuel è soprattutto sbrigativo, mai concentrato, pieno di sottintesi sfuggenti. E’ fatto di poche  parole che possono cambiare significato a seconda del contesto perché, come tanti ragazzi delle periferie romane, Manuel è intelligente ma non è abituato a parlare che di calcio, di macchine, televisione e ragazze. Porta la sua ignoranza con fierezza, quasi come il segno di un’identità di classe, ma è capace di citare frasi a effetto, che lo hanno colpito. E quando vuol esprimere qualcosa riesce benissimo a farlo, sopperendo alla limitatezza del suo vocabolario con la fantasia, la coloritura e la combinazione.

Renato e Manuel sono due opposti perfetti: opposti per età e opposti per ideologia, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. E non tanto perché Renato necessiti di assistenza medica e Manuel di evitare noie legali. Il fatto è che Renato, alla fine della sua vita, ha bisogno di lasciare qualcosa a qualcuno, mentre per Manuel, ancora all’inizio della propria, è assolutamente necessario che qualcuno creda in lui. La differenza di età perde importanza appena inizia lo scambio e le differenze ideologiche diventano secondarie rispetto al rapporto umano, che nel tempo diviene fortissimo.

Aurora è il personaggio più problematico e tormentato. Abbiamo deciso di non farne né una pentita né un’irriducibile, perché queste sono figure che hanno già chiuso i conti con il passato, decidendo fermamente di rinnegarlo o viceversa di non uscirne mai. Aurora invece ha pagato il suo debito, ma è rimasta in guerra contro le ingiustizie del mondo, con altre armi. E’ fondamentalmente un’idealista, ma un’idealista che ha quasi perso la speranza nel futuro. Abituata a perdere le sue battaglie, ha bisogno di sentirsi dire che questa volta sta combattendo la guerra giusta.

Rosa Menduni e Roberto De Giorgi

 

L’inaspettato e improvviso ritorno a casa di sua figlia Aurora è, per Renato, l’evento che riapre la strada a dolorosi ricordi, ma anche alla speranza di una riconciliazione in cui ormai non credeva quasi più: li hanno separati trent’anni di silenzio e di lontananza ma, ancora prima di questo, la scelta di vita di Aurora e la decisione più difficile che un padre possa prendere.

Nell’ultimo e più importante confronto della sua vita, Renato si ritrova a trasmettere a due generazioni così diverse e distanti tra loro un’eredità che oggi sembra ormai dispersa, fatta dei più alti ideali di libertà e di responsabilità.

 

Renato, Aurora e Manuel con le loro storie, le loro sconfitte, le loro illusioni e la loro voglia di riscatto sembrano diventare figure simboliche di un Paese che cerca di ritrovare il senso di sé.

Il testo, pur affrontando alcune importanti contraddizioni della società italiana e non censurando i momenti di commozione, mantiene intatte tutte le caratteristiche della commedia, dotando i due protagonisti di grande personalità, disincantata ironia e dialoghi vivaci e brillanti.

 

 

SALA UMBERTO

Via della Mercede, 50 Roma

(06.06.6794753

Prezzi: da  € 32,00  a € 16,00

Orari: dal martedì al sabato ore 21, secondo mercoledì ore 21,

domenica ore 17,00 sabato ore 17 e 21

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