Ettore Fioravanti porta i suoi “Traditori” al Sunset Jazz Festival

Ettore Fioravanti porta i suoi “Traditori” al Sunset Jazz Festival

Sabato 9 luglio dalle ore 19 Ettore Fioravanti protagonista del Sunset Jazz Festival di Sabaudia insieme ai suoi “Traditori”, ossia i musicisti dell’Ettore Fioravanti 4tetil sassofonista Marcello Allulli, il chitarrista Francesco Poeti e, novità, il contrabbassista Matteo Bortone.

Ospitiamo con grande piacere Matteo Bortone, figura emergete del contrabbasso, voce fondamentale nell’equilibrio del quartetto. Io, Marcello e Francesco ci mettiamo in gioco ancora, come sempre: suonare è giocare e a noi piace fare entrambe le cose. Come sempre.”

La carriera di Ettore Fioravanti negli anni si è sviluppata al fianco di nomi internazionali come Dave Liebman, Dave Douglas, Kenny Wheeler e Steve Lacy, sia con grandi artisti nazionali tra cui Antonello Salis, Franco D’Andrea, Gianluigi Trovesi, Enrico Rava, Eugenio Colombo e Paolo Fresu (da oltre trent’anni è membro storico del Paolo Fresu Quintet).

Parallelamente, continua a dedicare le sue risorse creative al settore didattico in importanti contesti per il jazz italiano come Siena Jazz, il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone e, attualmente, il Conservatorio “S. Cecilia” di Roma.

 

“Traditori” è anche un album uscito con l’etichetta AlfaMusic nel 2014: presentato già in diverse location e festival italiani, è stato inserito da Jazzit Magazine tra i 100 greatest jazz albums 2014. All’interno, sette composizioni originali firmate dai componenti del quartetto e tre cover: “Perfect day” di Lou Reed, “I want you” dei Beatles e “Bemsha swing” di Thelonious Monk. Elemento unificante è il trattamento ritmico, spesso straniante rispetto alla prima versione originale di tutti i brani, e il canto melodico che fa da collante sia nell’album che durante i live. 

Così Ettore Fioravanti spiega il significato del tradimento che ha voluto esprimere con questo lavoro“Noi musicisti siamo traditori per vocazione, abbiamo in testa certe musiche (nel caso di questo disco certamente il jazz ma anche i Beatles, il Medioevo, le canzoni popolari, le danze, le donne, gli amori, le notti, ecc.) ma poi le travisiamo, siamo naturalmente portati a sporcare l’originale con la macchia del nostro vagheggiare ricercante. Se questo è un tradimento, è anche automaticamente (e dolorosamente) un’onta, ma poi ci accorgiamo  che è insieme positività e paradossale rispetto della tradizione, proprio perché viene tradita. Alla fine noi tradiamo noi stessi, ed è una spirale infinita che ci rende vitali. Le composizioni del disco nascono col triplice intento di permettere ai musicisti di trovare il loro modo di eseguirle (personalizzazione), di contenere elementi che provochino e dirigano l’improvvisazione (stimolazione), di descrivere i vari mondi musicali che convivono nella mente degli esecutori  (rappresentazione).

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