Esercizi quotidiani per la prima volta MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects presenta la mostra virtuale a cura di Luca Vitone

Esercizi quotidiani per la prima volta MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects presenta la mostra virtuale a cura di Luca Vitone

Lunedì 1 aprile 2019, in occasione del suo settimo compleanno, con Esercizi quotidiani per la prima volta MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects presenta una mostra virtuale curata da un artista, Luca Vitone.

Strada percorsa negli ultimi anni da tanti musei, la scelta di affidare a un artista la curatela di una mostra è ricaduta sull’artista genovese, classe 1964, che da anni ha scelto di vivere a Berlino. Dopo la personale When public remains private. Unrealised projects by Luca Vitone, a cura di Elisabetta Modena, per questa occasione Vitone ha invitato altri sei artisti con altrettanti progetti non realizzati: Mark Dion, Maria Eichhorn, Till Krause, Daniel Maier-Reimer, Veit Stratmann Cesare Viel.

La scelta degli artisti, chiamati essi stessi a curare di persona la schedatura dei propri progetti, segue criteri di assonanza intellettuale e ricerca artistica, oltre che di amicizia.

Come scrive Vitone nel testo introduttivo della mostra: “Questi materiali testimoniano un fare che è quello principale di un artista: il pensare l’opera al di là della sua realizzazione. Non è del tutto importante che l’opera sia realizzata, la cosa importante è immaginarla e sedimentarla con un progetto, perché questo è l’esercizio quotidiano che un artista deve svolgere per mettere in moto la propria pratica utile alla realizzazione di opere finite”.

Mark Dion (New Bedford, Massachusetts – USA,1961) presenta un progetto proposto in occasione della celebrazione del centenario della mostra Panama-California Exposition del 1915 per il Balboa Park di San Diego. L’artista americano avrebbe voluto costruire un centro informazioni per i visitatori del parco che raccogliesse e presentasse insieme le attività di varie istituzioni culturali. Il progetto (2012), che non sarà accolto dalla commissione preposta, è presentato attraverso 5 disegni fatti con matite colorate e mostra un padiglione esagonale con un tetto stravagante la cui struttura, fortemente iconica, allude alla cella di un alveare e al miele che qui è prodotto.

 

Maria Eichhorn (Bamberg, Germania, 1962) presenta invece un progetto che prevedeva la costruzione di una torre di osservazione di 33 metri come una costruzione in acciaio da porre nel punto più alto di un paesaggio (1992-1994). La torre sarebbe stata aperta al pubblico in ogni momento. Ragioni e motivi per cui l’opera non ha visto la luce non sono illustrati.

Con The Square Opposite the Townhouse (1987-1995) l’artista tedesco Till Krause(Hamburg, Germania 1965) avrebbe invece voluto mantenere intatto uno spazio vuoto, zona dismessa nel centro di Amburgo, ultima traccia degli effetti della Seconda Guerra Mondiale sulla città. Per questa “piazza” nel business center della città, Krause formula due progetti che non vengono accettati: l’idea di recintare questo spazio e lasciarlo tale e quale, e la costruzione di un edificio panoramico in cui organizzare un archivio sulla storia di questo luogo.

Daniel Maier-Reimer (Hechingen, Germania, 1968) – artista noto per realizzare viaggi la cui presentazione è poi delegata solitamente a un altro artista – propone invece Journey from the Yellow Sea to the Sea of Japan (2015), un viaggio via mare che il museo coreano MMCA (National Museum of Modern and Contemporary Art) deciderà di non produrre, descritto qui da Till Krause nella scheda dell’opera.

Veit Stratmann (Bochum, Germania, 1960) propone A lighting system (2012), un’opera invece “progettata per non essere realizzata”, un sistema di illuminazione urbana basato sui comportamenti delle persone che avrebbe connesso il discorso sulla sicurezza e la produzione di una buona coscienza.

Infine, Cesare Viel (Chivasso, Torino, 1964) presenta Tutto ciò che accade (2011 , un progetto in cui due frasi (“Tutto ciò che accade” e “Sempre tutto intorno”) sarebbero diventate due striscioni trasportati da due aerei da turismo, performance aerea e installazione ambientale effimera allo stesso tempo. Il progetto, che non aveva committente e viene abbandonato per questioni economiche, è raccontato sul sito attraverso un’immagine e attraverso le stesse parole dell’artista.

MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects è un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo. Il museo, accessibile al sito www.moremuseum.org, raccoglie ed espone progetti che non sono stati realizzati per motivazioni tecniche, logistiche, ideologiche, economiche, morali o etiche, oppure semplicemente utopici o impossibili da realizzare, appositamente pensati per occasioni specifiche, in precisi contesti anche se non necessariamente su committenza.

Il museo ha lo scopo di valorizzare e conservare attraverso i documenti e i materiali raccolti e la scheda realizzata dal curatore, i progetti mai realizzati. Attraverso ricerche, articoli, seminari e pubblicazioni MoRE vuole inoltre studiare i progetti conservati, sfruttando appieno tutte le potenzialità attuali del web.

Nei suoi primi sette anni di vita MoRE ha acquisito progetti di artisti di rilievo internazionale nel panorama dell’arte contemporanea: Riccardo Baruzzi, Valerio Berruti, Davide Bertocchi, Bianco-Valente, Ivo Bonacorsi, Thomas Braida, David Casini, Siliva Cini, Mathis Collins, CRASH! (Scott King & Matthew Worley), Mario Cresci, Petar Dabac, Matthew Darbyshire, Maria Adele Del Vecchio, Jeremy Deller, Braco Dimitrijević, Emilio Fantin, Flavio Favelli, Regina José Galindo, Goldschmied & Chiari, Tomislav Gotovac, Franco Guerzoni & Luigi Ghirri, Ibro Hasanović, Debora Hirsch, Marijan Jevsovar, Hassan Khan, Julije Knifer, Kensuke Koike, Ivan Kozaric, G. Küng, Andrea Kvas, Ugo La Pietra, Runo Lagormasino, H.H. Lim, Claudia Losi, David Maljković, Mangelos, Elio Marchegiani, Eva Marisaldi, Vlado Martek, MASBEDO, Sandro Mele, Sabrina Mezzaqui, Jonathan Monk, Liliana Moro, Davide Mosconi, Oreste, Giovanni Ozzola, Giulio Paolini, Ivan Picelj, Cesare Pietroiusti, Marko Pogačnik, Luigi Presicce, Vjenceslav Richter, Antonio Scaccabarozzi, Paolo Scheggi, Lorenzo Scotto di Luzio, Duro Seder, Sissi, Veit Stratmann, Annika Ström, Marko Tadić, Sabrina Torelli, Gian Maria Tosatti, Luca Trevisani, Massimo Uberti, Enzo Umbaca, Marco Vaglieri, Josip Vanista, Eugenia Vanni, Grazia Varisco, Kostis Velonis, Luca Vitone, Silvio Wolf, Erwin Wurm & Coop Himmelb(l)au. Gli artisti hanno aperto i propri archivi personali, e condiviso con il pubblico le loro idee che per qualche motivo non si sono concretizzate.

Il sito www.moremuseum.org è composto da un archivio di progetti interamente in formato digitale, reso possibile anche grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università degli Studi di Parma, uno spazio riservato a esposizioni temporanee, e una sezione destinata a ospitare interventi critici e approfondimenti sul tema del “non realizzato”. Con questo obiettivo, intorno a MoRE si è costituito un network di professionisti provenienti dal mondo dell’arte contemporanea, storici dell’arte, critici, curatori e esperti del settore, che contribuiscono con le loro diverse professionalità alla crescita del progetto nell’ambito dell’associazione culturale Others.

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