Elefanti da guerra e strano rodeo

Elefanti da guerra e strano rodeo

Elefanti da guerra e strano rodeo – Per secoli l’elefante ha rappresentato in India un mezzo bellico di straordinaria efficacia. Una carica di questo colosso di 4 tonnellate, ricoperto di vistose armature, costituiva infatti una forza d’urto che travolgeva tutto sia materialmente che psicologicamente. Nonostante la sua goffa andatura questo pachiderma riesce a correre alla velocità di 30 chilometri all’ora ma, a differenza degli altri quadrupedi, nei quali l’articolazione del garretto conferisce agli arti posteriori la funzione di spinta locomotrice, le sue gambe posteriori hanno le articolazioni orientate diversamente, cosa che impedisce loro di galoppare e di trottare: di fatto loro muovono contemporaneamente i due arti dello stesso lato.

In considerazione di questa particolarità la più efficace difesa contro gli elefanti da guerra consisteva nello scavare dei fossati che, anche se relativamente stretti, essi non riuscivano a superare per la loro incapacità di saltare. Fino a pochi decenni fa gli elefanti indiani costituivano un aiuto insostituibile per ogni sorta di lavoro e trasporto pesante: fungevano da trattore, da bulldozer, da gru. Fino al 1900 questi animali venivano procurati anche con la cattura di elefanti selvatici durante il Kheddah, che aveva luogo ogni 5 anni nella jungla a sud di Mysore.

I battitori convogliavano un gran numero di elefanti selvatici in un’ampia radura circondata da profonde trincee; quindi, con l’impiego di altri elefanti, appositamente addestrati, i pachidermi venivano spinti uno per volta in robustissimi recinti dove venivano immobilizzati con grosse funi. I cow-boys di questo eccezionale rodeo erano i “mahout”, discendenti di tribù primitive la cui abilità ha radici in tradizioni antichissime: il rodeo degli elefanti, infatti, sembra risalga addirittura alla preistoria.

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