Colosseo, storia e leggende

Colosseo, storia e leggende

Allo sbocco di via dei Fori Imperiali sorge maestoso l’Anfiteatro Flavio, detto comunemente Colosseo. Svariate sono le ipotesi sull’origine del nome, potrebbe derivare dalla statua di Nerone, un colosso alto 30 metri che si ergeva vicino, oppure dalla domanda che veniva fatta ai cristiani davanti al simulacro del sole: colis eum ( lo adori?), dopo la sostituzione della testa del colosso di Nerone con quella del dio Sole, voluta da Vespasiano; oppure dalla località dove venne costruito, cioè Collis Isei, da un tempio di Iside che sorgeva nelle vicinanze e che diede il nome a tutta l’area.

 

Oggi si ritiene che l’Anfiteatro Flavio fosse chiamato Colosseo a partire dal medioevo, dopo la scomparsa, nel periodo delle invasioni barbariche, della colossale statua bronzea neroniana e quindi il nome sia dovuto unicamente alle sue eccezionali dimensioni. Di forma ellittica, sembra che il modello sia stato il Teatro di Marcello, a più ordini di arcate, fu iniziato da Vespasiano nel 72 nell’area dello stagnum o laghetto della Domus Aurea e completato da Tito Flavio, da cui prese il nome, che lo inaugurò nel 834 anno di Roma, 80 d.C., con feste che durarono 100 giorni, alla presenza dell’Imperatore e di una grande moltitudine di spettatori. Vennero organizzati combattimenti di gladiatori, venationes o cacce di bestie feroci e naumachia; morirono molte centinaia di leoni, tigri ed altre bestie feroci e molti dei tremila gladiatori che parteciparono alle gare. Per riparare gli spettatori dal calore dei raggi del sole, nella parte più assolata della cavea, veniva tirato un  grande velario alle cui manovre sovrintendeva un distaccamento di marinai della flotta di Capo Miseno. Colpito e danneggiato da fulmini nel 217, fu restaurato da Alessandro Severo e nel 249, millesimo della fondazione di Roma, vi si celebrarono feste e spettacoli fra i quali una battaglia fra mille coppie di gladiatori e l’uccisione di un numero impressionante di animali.

 

L’Anfiteatro Flavio ospitò i combattimenti fra gladiatori fino al 405, quando furono soppressi da Onorio in seguito alla morte del monaco Telemaco che, per impedire i combattimenti, entrò nella rena e fu ucciso dalla folla inferocita; quelli tra le belve durarono fino verso la metà del VI secolo.

 

Danneggiato ripetutamente da terremoti fu sempre restaurato ed infine, dopo il terremoto del 1255, trasformato, almeno in parte, in fortezza dai Frangipani, dai quali passo agli Annibaldi ed infine, nel 1312, l’imperatore Enrico VII lo regalò al Senato e al popolo romano. Fin dal medioevo i massi caduti dal Colosseo venivano usati per le nuove costruzioni, ma dal XV secolo divenne una vera e propria cava di travertino. Da qui fu preso il materiale per costruire palazzo Venezia, quello della Cancelleria, il porto di Ripetta, per il quale vennero usati i tre archi del secondo anello caduti per il terremoto del 1703, infine San Pietro in Vaticano L’anfiteatro venne dichiarato sacro e consacrato alla Passione di Gesù per il sangue versato dai martiri cristiani da Benedetto XVI, che in questo modo lo salvò dalla devastazione.

 

San Leonardo da Porto Maurizio vi fece costruire le 14 edicole per la Via Crucis;  Pio VII, Leone XII, Gregorio XVI e Pio IX vi fecero molti restauri anche se, obiettivamente, non è provato che nell’arena del Colosseo vi sia avvenuto il martirio di nessun cristiano, tuttavia spesso vi si tenevano  spettacoli di condannati a morte non si può escludere che tra questi, nel periodo delle persecuzioni, vi fossero dei cristiani. Naturalmente il Colosseo si prestò alla nascita di molte leggende specialmente nel medioevo, epoca in cui era ritenuto l’accesso agli inferi e si pensava che vi si riunissero gli spiriti dei gladiatori e degli schiavi uccisi per il piacere degli imperatori e del popolo. Si credeva che le anime vagassero al calare delle tenebre alla ricerca del riposo eterno. In effetti, l’Esquilino, luogo insalubre e quindi poco abitato, era in gran parte occupato da cimiteri e fosse comuni, dove venivano gettati senza inumazione i corpi degli schiavi e dei criminali e dove streghe e maghi andavano, nottetempo, a cercare poveri resti da utilizzare per la preparazione di pozioni e polveri.

 

Pessime erano dunque le condizioni igieniche per cui su questo colle sorsero, oltre al Tempio della dea Febbre, un santuario dedicato al Malocchio, uno alla dea Mefitis (la dea della puzza) e un altare intitolato a Versimus, il dio dei microbi.

 

Un’altra leggenda vuole che i molti buchi sulle pareti del Colosseo fossero opera dei barbari, che li avrebbero fatti e poi riempiti di povere per far saltare e distruggere il monumento. Visto l’insuccesso all’Anfiteatro fu attribuita la fama di indistruttibilità. Molto più semplicemente questi fori erano dovuti alle grappe che i romani usavano per le costruzioni e che erano state nascosti dalle lastre di travertino che rivestivano il monumento. Sotto il ministero di Guido Baccelli (1893-96) furono fatti lavori per l’isolamento all’esterno e lo scavo all’interno delle strutture sotterranee ed in questa occasione vennero demolite le edicole della Via Crucis.

 

Ci piace concludere questo breve articolo su quello che è considerato uno dei simboli di Roma con la celebre  profezia del Beda (VII-VIII secolo) che recita: finchè starà il Colosseo starà Roma, quando cadrà il Colosseo finirà anche Roma; ma quando cadrà Roma finirà anche il mondo.

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