Il collettivo Bertolt Brecht di ritorno dall’ Albania e dal Kosovo. Il teatro che fa volare

Il collettivo Bertolt Brecht di ritorno dall’ Albania e dal Kosovo. Il teatro che fa volare

“Ultima prova, ultimo giro, ultima corsa e non puoi fare a meno di pensare a agli attori di questa impresa che per quindici giorni hanno preso, pianto, sognato, creato, scolpito lacrime e sangue con questi bambini sperduti, rinnegati, scacciati, reclusi nei campi di fango e lamiere ma che ci hanno, a forza di graffi, pugni e sputi, ricordato il profumo irresistibile della libertà, la loro senza confini e senza gloria, senza padroni e senza orari, quella dei piedi scalzi e mani zozze, quella che quando riesce a diventare sogno fonda città e libera popoli, scala montagne e attraversa deserti. Ora questo fa paura ed è per questo che la mandiamo indietro o la chiudiamo ben nascosta nei campi di fango e lamiere”, così scrive Maurizio Stammati nel suo diario di viaggio dall’Albania e dal Kosovo per il progetto internazionale di solidarietà del festival “I Teatri del mondo”, giunto alla sua XXVI Edizione. 

 

Una valigia con trampoli, organetto, un naso rosso, una bombetta insieme ad un animo carico ed un viso pulito di chi usa la sua arte per mettersi al servizio. Così dal 19 Settembre al 3 Ottobre una carovana di nove artisti provenienti da tutta l’Italia è partita per il secondo anno consecutivo alla volta di Scutari in Albania.

 

Parole, volti, dinamiche, luoghi che ogni giorno venivano raccontati da parole virtuali facendo assaporare la bellezza e l’importanza di un viaggio che non è solo scoperta ma, soprattutto, cambiamento. Il teatro come la musica non possono risolvere problemi invalicabili, colmare la povertà, sedare una guerra o ristabilire la piena equità ma possono abbattere muri. Una missione che non si può quantificare ma solo provare: “Sembra di stare davvero attorno al fuoco in un campo apache in una danza sfrenata e rituale: volti di uomini, donne, bambini, noi, loro, tutto si confonde, si mischia in un unico bisogno che unisce tutti: sentirsi insieme vivi!! E un lungo interminabile brivido di felicità mi percorre la schiena come un fulmine che squarcia la notte e di improvviso illumina il buio delle nostre confuse esistenze”.

 

Un gruppo di artisti tra attori, giocolieri, scenografi, musicisti (Andrea Mariani, Martin Stigol, Maurizio Stammati, Nerone Bianchi, Ennio Brilli, Besmir Sula, Besmir Rrjolli, Noemi Bassani, Marco Renzi) provenienti da diverse compagnie professioniste, tra cui il Teatro Bertolt Brecht di Formia, è partito consapevole che il cambiamento parte dal basso. Hanno portato l’allegria ed un vulcano di magia nei campi rom tra mamme bambine e le baracche ma anche tra i sorrisi più sinceri che si possono ricevere. Hanno dato a tutti, anche agli ultimi tra gli ultimi, la possibilità di vestire per una volta panni diversi, di vedere qualcosa che non hanno mai visto, di essere bambini davvero, di andare in un bagno pulito, di essere protagonisti.

 

“Il campo ora davvero sembra un altro, lo squallore, il fango, la sporcizia magicamente, come nelle favole, diventano saloni dorati e feste danzanti, cristalli e sete preziose…Per lasciare impronte ho bisogno di volare”. 

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