Blonde Redhead Live al Botanique di Bologna

Blonde Redhead Live al Botanique di Bologna

Lunedì 13 luglio arriva finalmente al BOtanique l’attesissimo concerto dei Blonde Redhead.

A quattro anni da Penny Sparkle, i Blonde Redhead sono tornati. Il 2 settembre 2014 è uscito infatti  Barragán, la nuova fatica del trio newyorchese per l’etichetta Kobalt Music. Registrato fra il Michigan e New York, il nono album della band è stato prodotto e mixato da Drew Brown che ha già collaborato con Beck, Radiohead, The Books.

Barragán è uno dei lavori più originali dei Blonde Redhead e costituisce un nuovo tassello nella infinita evoluzione che ha caratterizzato la loro ventennale carriera. Abbandonata definitivamente la matrice noise dei primi tempi, e smussati gli spigoli, dopo i suoni raffinati ed elettro-pop del disco precedente, i gemelli Pace e Kazu Makino rivelano un altro aspetto della loro produzione musicale. È un disco scarno, essenziale, minimalista: giri di tastiere analogiche e sfasate che danno i brividi, ritmi sinuosi della batteria di Simone Pace, su cui si adagiano le voci di Kazu Makino, cantante e chitarrista, e di Amedeo Pace, fra le più particolari della scena indipendente.

 

Quando i Blonde Redhead si formarono, nel 1993, erano inizialmente un quartetto, ma dal 1995 in avanti, divennero l’indivisibile trio che tutti conosciamo, composto dai gemelli italo-canadesi Amedeo e Simone Pace e dalla studentessa d’arte giapponese Kazu Makino. La loro musica degli inizi era oscurata dalle associazioni con la scena post-no wave/noise: il nome era preso da una canzone dei DNA di Arto Lindsay e i loro primi album erano pubblicati su Smells Like Records di Steve Shelley, il batterista dei Sonic Youth. A quei tempi, questi riferimenti avrebbero fatto pensare ad una band condannata ad inciampare nell’inospitale paesaggio post-grunge. Ma i Blonde Redhead sono ancora qui. E dopo 21 anni, e diventato ovvio che non abbiano mai fatto un album per la fama, o per soldi.

 

Lunedì 13 luglio  saliranno sul palco del BOtanique, ai giardini universitari di via Filippo Re 6.

L’inizio del concerto è previsto per le ore 21.

L’ingresso costa €18,00 

INFO: www.botanique.it    –   www.facebook.com/BOtaniqueFestival

 

Il BOtanique, la rassegna organizzata da Estragon Club nell’ambito del’cartellone estivo di bè-bolognaestate 2015, aprirà ogni sera alle ore 19 con le postazioni di streeet food di Primo, La Tua Piadina Sui Viali, Zest, Ranzani 13, Cremeria Mascarella, Eniteca des Arts, Well Done e Rosticciamo, e tutte le loro succulente proposte.

 

BIOGRAFIA BLONDE REDHEAD

La band comincia a suonare e provare a New York, traendo ispirazione da tutto ciò che li circonda, dalla rumorosa scena underground della città alle colonne sonore dei film. Riescono ad attirare l’attenzione di Steve Shelley dei Sonic Youth, che li condiziona con il suo metodo ‘Smells Like’ , producendo il loro album di debutto omonimo nel 1994. Nel 1995 segue l’album autoprodotto La Mia Vita Violenta, con il quale il gruppo segna di apprezzare la traccia underground ‘Touch and Go’ di Chicago; in questi anni trovano anche un nuovo produttore, Guy Picciotto, cantante e chitarrista per il gruppo hardcore Fugazi. Il primo frutto della collaborazione con Picciotto è il bruciante e dissonante Fake Can Be Just As Good (1997), un album che è un mix di chitarre graffianti e ariosi synths con testi che si rifanno al regista Pier Paolo Pasolini e alle relazioni di Amedeo e Kazu. Il sequel di questo lavoro, In A Expression Of The Inexpressible, è dell’anno seguente , diretta conseguenza del caos artistico dei Blonde Redhead.

Le poetiche canzoni della band per Touch And Go – 2000’s Melody Of Certain Damaged Lemons – segnano un punto di svolta nel sound del gruppo e anche nelle sue fortune. Il trio abbandona il caos e le grida dei primi album, dando più enfasi alle melodie ariose. L’album vale al gruppo un apprezzamento globale mai avuto prima, soprattutto in Europa. Il 2003 vede il loro primo album globale distribuito con la 4AD, la leggendaria etichetta indie inglese, che ha tra gli altri The Pixies, Cocteau Twins e Dead Can Dance: Misery Is a Butterfly, elaborato e profondamente penetrante, vede i Blonde Redhead prendere le distanze dagli attacchi atonali dei primi album.

Misery Is A Butterfly li consacra definitivamente come una delle band più caratteristiche e complete della loro generazione. Questo grazie ad un suono intimo, emozionante e delicato allo stesso tempo, che oltre che compiacere i fan storici, permetto ai Blonde Redhead di ottenere una nuova schiera di ammiratori. È un suono che si connota leggermente al di fuori della desolante e cruda dolce–amarezza degli album precedenti, lontana dai successi commerciali avuti in carriera. Allo stesso tempo, emerge per la band un nuovo contesto: attraverso il loro spazio per le prove a Greenpoint, si ritrovano a tessere preziose connessioni con la vibrante scena di Brooklyn, centrata sui Tv On The Radio, loro fan da tempo.

Questo ci porta all’autoprodotto 23: la tensione, l’arte e le drammatiche canzoni del settimo album dei Blonde Redhead marcano questo lavoro come forse il maggior passo, intimo e risonante al tempo stesso, compiuto nella discografia. Questa svolta verso sonorità prettamente pop e di elettronica soft, viene confermata dall’album Penny Sparkle (2010). Nel settembre 2014 ecco infine Barragán, l’ultimo album dei Blonde Redhead.

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