Blackout intrigante

Blackout intrigante

Blackout intrigante sulle scale del condominio della palazzina C. Franca era appena entrata nell’atrio del palazzo e stava aspettando che l’ascensore arrivasse al piano quando improvvisamente la luce saltò. Dopo aver detto qualche improperio si diresse verso le scale, posò il piede sul primo scalino poi si fermò. Aveva sentito delle voci provenire da qualche piano più in su.

 

– Fai piano, non vorrei che qualcuno ci sentisse – bisbigliò una voce maschile

– Dai, fai attenzione così cadiamo –

– Shhhh, ho sentito un rumore –

– Dai, chi vuoi che ci sia a quest’ora? –

– Piantala, pensa se si apre una delle porte, che figura ci facciamo –

– Che figura ci vuoi fare, mica stiamo facendo nulla di male – ridacchiò la ragazza che Franca non riuscì a riconoscere

– Vallo a dimostrare –

– Come sei maliziosa –

– Beh, io penserei a qualche cosa di intrigante –

– Se stai ferma ci riesco –

 

Franca intanto era lì ferma, non aveva il coraggio di salire e neppure di scendere, non voleva passare per una guardona o qualche altra cosa. Federica, invece e che aveva sentito delle voci provenire dal pianerottolo dinnanzi a casa sua da brava curiosa, si era messa dietro alla porta di casa ad origliare. Inizialmente aveva pensato a dei probabili ladri ma poi si era convinta che quei due stessero facendo ben altro. In punta dei piedi era andata a prendere il telefono ed aveva chiamato Angela, la sua amica del piano di sopra.

 

– Angela ciao –

– Federica, dimmi tutto. Hai bisogno di un paio di candele? –

– No, ti ringrazio. Ti volevo solo dire che sul mio pianerottolo ci sono due che … –

– Due ladri? Scendo subito da te –

– No, no, rimani a casa. Mi sa tanto che quei due si stiano divertendo –

– Sul pianerottolo davanti a casa tua? Ma non hanno una casa? –

– Sciocchina è più eccitante così –

– Hai ragione, non ci avevo pensato –

– Hai perso la fantasia, ti sei impigrita con la camera da letto –

– Mica solo con quella purtroppo –

– Che vorresti dire? –

– Franco è un po’ troppo pantofolaio … non mi ispira un granchè. –

– Crisi? –

– No è che vederlo con quel pigiamone classico e quelle pantofole terribili, sai quelle classiche che usano gli uomini, quelle marroni o nere …-

– Le conosco, sono deprimenti –

– A chi lo dici, solo a vederle mi passano tutte le fantasie, ma che stanno facendo i due piccioncini? – Non riesco a capirlo, bisbigliano –

– E allora come fai a dire che si stanno divertendo? –

– Beh, l’ho immaginato –

– Allora tu si che ne hai di fantasia o è uno dei tuoi sogni nel cassetto? –

– A dire il vero anche io l’ho fatto sul pianerottolo di casa mia con il terrore che mia madre aprisse la porta e mi trovasse con la gonna arrotolata sotto le braccia e senza slip –

– Porcellina –

– Si e ti dirò che mi sono anche divertita molto, forse proprio per il fatto che ero terrorizzata –

– Il gusto del proibito –

– Aspetta sento qualcosa –

 

 

Intanto quei due sul pianerottolo continuavano a bisbigliare, a ridacchiare ed a muoversi goffamente nel buio

 

– Ma un accendino non lo hai nella borsa? –

– No, ho lasciato sigarette e tutto in macchina poco prima che andasse via la luce –

– Brava furba –

– Beh, certo non immaginavo che potesse accadere proprio questo –

– Senti se ti abbassi i pantaloni e alzi la gamba ….-

 

– Angela, stanno per iniziare …. –

– In che senso? –

– Ho sentito lui che diceva di abbassarsi i pantaloni e di alzare una gamba –

– Poco romantico il ragazzo, dovrebbe abbassarglieli lui –

– vabbeh, in certi momenti non si pensano certe cose, sei preso da altro –

– Che fanno? –

 

– Angela …. Angela –

– Sono qui, parla piano –

– Hai finito con il telefono? Dovrei fare una chiamata –

– No, tesoro, non ho finito, chiama con il cellulare che la mia è una cosa lunga –

– Ma con chi stai al telefono? –

– Con Federica –

– Ho capito, state spettegolando come al solito. Su chi se si può sapere –

– Shhhh, dopo dopo –

– Ho capito, ciao poi mi racconti –

 

 

– Dai, abbassati un pochino altrimenti non ci arrivo –

– Shhh, mi è sembrato di sentire un rumore provenire da dietro quella porta –

– Si, si va bene ma tu abbassati mica mi vorrai lasciare qui così in questo stato? –

– Egoista –

– Io eh? –

– Certo, metti una mano qui così mi aiuti –

– Mhhhh, qui? –

– Un pochino più su, si, si ecco li va bene, dai vai avanti –

 

 

– Federica, ecco, ci siamo –

– Peccato che sono qui – disse l’amica mordicchiandosi l’unghia dell’indice della mano destra

– Ti faccio la radiocronaca, tranquilla –

 

Improvvisamente la luce tornò e i due giovani si guardarono in faccia e scoppiarono a ridere guardando quello che lei era riuscita a combinare ai pantaloni. Il tacco le si era infilato nell’orlo e, non riuscendo a toglierlo si era praticamente strappata mezza gamba del pantalone e il tacco era ancora li incastrato. Data la posizione scomoda la ragazza aveva appoggiato una mano sulla testa di Claudio spettinandolo mentre l’altra era sulla spalla del giovanotto.

Una delle porte del pianerottolo si aprì e si affacciò una donna

 

– Ah siete voi? Mi avete spaventato. Ma cosa state combinando? – disse la donna fingendo di essersi accorta solo in quel momento della loro presenza

– Nulla di che, mi si era incastrato il tacco nei pantaloni ed ho rischiato di cadere e farmi male –

– Tutto bene ora? – chiese la donna con un pizzico di delusione nella voce

– Si, si –

– Allora buona serata –

 

Nel momento in cui la luce tornò anche Franca si fece coraggio ed iniziò a salire le scale comparendo proprio mentre la porta di casa di Federica si chiudeva

 

– Buona sera ragazzi –

– Buona sera a te Franca – risposero in coro i giovani cercando di assumere un atteggiamento composto

 

Federica aveva lasciato la comunicazione aperta e Angela aveva sentito tutto

 

– Vabbhe abbiamo sognato –

– Si, un bel sogno, buona notte –

 

I due si guardarono e scoppiarono a ridere quando sentirono altre due porte chiudersi

 

– Avevamo degli spettatori e non lo sapevamo – disse la ragazza strizzando l’occhio

– Pensa se avessimo fatto qualche cosa –

– Li avremmo fatti sognare – disse lei ammiccando e cercando di mettere al loro posto i capelli ribelli dell’amico

– Dai, andiamo a casa a divertirci –

 

Un coro di voci augurò loro la buona notte facendoli arrossire violentemente

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