Amleta. Se lei è pazza allora sono pazza anch’io, lo spettacolo in scena alla Casa Circondariale di Roma Rebibbia

Amleta. Se lei è pazza allora sono pazza anch’io, lo spettacolo in scena alla Casa Circondariale di Roma Rebibbia

Mercoledì 6 Aprile ore 16.00  presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia Nuovo Complesso andrà in scena lo spettacolo teatrale

AMLETA

Se lei è pazza allora sono pazza anch’io

Liberamente tratto da “Amleto” di W. Shakespeare

La nostra Amleta è uno spettacolo tutto al femminile che cerca di indagare le conseguenze della verità, del giudizio ma ancor prima dell’amore. Un famiglia di donne dove per amore ci si annulla e si annulla. Dove l’amore può essere molto pericoloso sia per chi lo ricevere sia per chi lo dona. Dove la verità è troppo grande per essere accettata, dove gli affari di famiglia sono più importanti del sentire, dove il sembrare non lascia spazio all’essere.

“Ma perché mi guardate così? Cosa c’è di sbagliato nel mio modo di amare? Io non voglio cambiare, io non posso, non sono così forte”. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme….Perché Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere. Nonostante tutto e’ una bella prigione il mondo. Fatevelo dire da delle pazze.

 Anche quest’anno per il terzo anno consecutivo la sezione Femminile dell’Alta Sicurezza della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia apre le porte del suo teatro al pubblico, continuando a rivoluzionare il modo di vivere la detenzione all’interno della sezione. Possiamo permetterci di dire rivoluzionare perché l’attività teatrale nella sez. femminile alta sicurezza è entrata, stravolgendo le dinamiche quotidiane di un tempo sempre uguale a stesso, solo nel 2013 con la nascita della Compagnia delle Donne del Muro Alto guidate dalla regista Francesca Tricarico.

 

La nostra “Amleta” è il frutto di un intenso anno di studio su Shakespeare. Uno spettacolo realizzato grazie al contributo di tanti spettatori, che hanno deciso di diventare co-produttori anche di questa nostra nuova rappresentazione attraverso le loro donazioni. Un lavoro che abbiamo voluto realizzare con tutte le nostre forze e che abbiamo rischiato più volte di interrompere per mancanza di fondi, ma che abbiamo difeso con forza, coraggio e determinazione. Abbiamo deciso di non arrenderci perché una volta assaporata la libertà “Come si può rinunciare?” perché “in un solo posto siamo libere davvero, siamo noi senza esserlo, a TEATRO”. “Amleta” è stata l’occasione per indagare e riflettere sulla parola giudizio e scelta, ma sopratutto sul viaggio senza ritorno alla scoperta della verità. “Amleta è uscita davvero pazza stavolta. Ma la verità questo effetto può fare?” .  Ma “Amleta” anche come occasione per parlare di donne in carcere e cultura, studio, lavoro.  Ancora troppo poco si parla di detenute e cultura a differenza delle realtà maschili. Tante cose possiamo ancora comprendere attraverso il carcere sulla nostra società.

“Come ho già detto più volte nel carcere Femminile ho trovato una realtà completamente diversa da quella maschile. Un approccio alla vita, alla detenzione, allo studio e alla cultura differente. Una fame di sapere, di apprendere, di essere partecipi ad ogni fase del processo creativo straordinaria. Desiderio di dimostrare prima a se stesse e poi al mondo che le circonda, dentro e fuori le mura, la capacità di superare i propri limiti, di riscattarsi, di scoprire nuove risorse. Questo terzo spettacolo della compagnia è frutto di un lungo periodo di studio e scrittura alla ricerca del nostro Amleto e delle nostre verità. Un lavoro intenso e difficile che ci ha costrette a viaggiare dentro di noi, approdando a volte dove mai avremmo voluto approdare, ma che ci ha anche permesso di sentirci più forti, sicure, consapevoli e vive in luogo complesso e alienante come quello carcerario. Donne padrone dei loro pensieri, delle loro parole protette dal palcoscenico con una straordinaria professionalità nella ricerca della verità. (Francesca Tricarico)

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