A Ledro un viaggio nel tempo nella bottega di un farmacista

 

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Un viaggio nel tempo, iniziato quasi due secoli fa, quando il capostipite di questi artigiani del medicamento a base naturale che ancora si chiamavano speziali giunse in Valle di Ledro. È quanto offre il Museo Foletto, a Pieve di Ledro, che domenica 21 agosto si è arricchito di una nuova sezione. A poco più di un decennio dalla prima apertura, nel dicembre 2000, l’ampliamento della significativa collezione di attrezzature, utensili sanitari e macchine per confezioni medicinali del Laboratorio Foletto, arricchisce il patrimonio di raccolte storiche trentine aperte al pubblico. Ieri sera l’inaugurazione, con l’assessore alla cultura, rapporti europei e cooperazione, Franco Panizza, il sindaco di Ledro, Alessio Brigà con l’assessore comunale Giuliano Pellegrini. Nell’occasione è stato presentato anche il libro ” La famiglia Cassoni di Ledro ” scritto da Paolo e Carlo Cis, primo atto della neonata Associazione Culturale “Achille Foletto” cui è affidata la gestione delle attività del Museo.

L’assessore Franco Panizza ha espresso apprezzamento, per questa iniziativa, che ha riunito un folto pubblico: “Il museo Foletto ci consente di conoscere la complessità della professione dei farmacisti, una tradizione lavorativa di conoscenza e di storia di più generazioni – sono state le sue parole -. In qualche modo ci fa entrare all’interno di questa attività che non rappresenta solo un esercizio commerciale, ma interessa davvero la vita della comunità”.

Il rinnovato allestimento inizia nell’atrio d’ingresso dell’ottocentesca Farmacia Foletto, totalmente foderata di scaffalature d’epoca, con cassettiere etichettate e le ante alte fino al soffitto, con vetri molati a mano e la ricchissima collezioni di antichi vasellami sette-ottocenteschi da speziale.
Le altre sale sono dedicate ai macchinari (con la serie completa, e funzionante, di apparecchiature meccaniche per la fabbrica delle compresse), agli alambicchi e alle bilance, all’Erbario storico 1890-1895 di Angelo Foletto, alla storia delle spezierie di Pieve ledrensi, e alla ricostruzione di una sezione della farmacia Foletto-Fioroni. Una sala conferenze, attrezzata per proiezioni, laboratori didattici e altre manifestazioni culturali conclude la parte nuova del Museo Foletto, collegato direttamente alla primo allestimento, ripensato nella distribuzione delle vetrine e accresciuto di rare apparecchiature chimico-farmacistiche.

Attrezzature professionali e arredamenti. Utensili e macchine. Erbari e armadiature antiche, con vetri molati a mano. Vetrine e scansie a ripiani zeppi di ampolle etichettate, di scatole e bottiglie di svariate fogge e colori, e di preziosi vasellami di porcellana – i più preziosi all’ingresso del percorso sono del Settecento – disegnano il percorso espositivo del Museo Foletto.
Gli allestimenti delle sale, i macchinari restaurati e ancora funzionanti, raccontano la storia di una professione antichissima e d’immutato fascino, oltre che di incidenza sociale unica nelle piccole comunità.

Gli oggetti, di per se preziosi, arricchiscono il patrimonio storico-culturale della nostra regione. La professione del chimico-farmacista-erborista, una delle più antiche e blasonate del Trentino proprio a partire da quando il Tirolo era parte dell’Impero austro-ungarico, è testimoniata con completezza: come incontro di esigente specializzazione scientifica e moderna disponibilità nei confronti delle tecniche di lavorazione più innovative.

L’esposizione consente di passare al di là del severo banco da speziale, ingombro di bilance di precisione, di sfogliare antiche Farmacopee e ricettari, osservando da vicino i procedimenti chimici e meccanici di fabbricazione. Vivendo la giornata d’un artigiano-professionista della sanità che ha sempre dovuto tenere aggiornate conoscenze medico-botamiche e attrezzature di lavoro.
Ciò che avviene da quattro generazioni in questo laboratorio che per condivisa tradizione familiare prepara medicamenti e sciroppi, pastiglie e miscele erboristiche, con metodi artigiani, lavorando con ricette antiche i frutti naturali delle nostre montagne.

Pieve e l’arte della spezieria

Già nel Cinquecento, a Pieve c’era una bottega di speziale. L’officina, situata sulla strada principale, divenne un presidio medico essenziale con la gestione di Bortolo Cassoni iniziata a fine Settecento a conclusa nel 1809. Il figlio Pier Antonio Cassoni, già inventore nel 1816 del metodo di estrazione del carbonato di magnesia dalle “patrie Dolomiti”, consolidò il ruolo sanitario della farmacia. Negli anni venti aprì nello stabile di fronte alla bottega anche un laboratorio-officina con annessa casa di cura termale. Dopo qualche anno di incarichi temporanei esterni, il nipote Bartolomeo divenne titolare della farmacia dal 1834 fino al 1850.

Giovanni Foletto (1828-1906) nacque a Lonigo, studiò a Padova quindi fece pratica a Venezia e Arsiero. Giunse in Valle di Ledro nel 1855, forse a seguito di qualche compagnia sbagliata frequentata nel 1848 a Venezia dov’era giovane apprendista, e nel dicembre 1856 ebbe l’incarico ufficiale di supplenza nella farmacia di Pieve gestita da Bartolomeo Cassoni e in seguito dal dimissionario Francesco Zanini. Titolare unico della licenza, nel 1859 comprò la farmacia che nel 1862 trasferì sull’altro lato della strada, nell’attuale stabile che confinava con la casa-officina di Pier Antonio Cassoni (che nel 1936 divenne di proprietà dell’azienda Foletto). Negli anni successivi la allestì con gli arredamenti, le suppellettili e le vetrerie veneziane molate a mano che si possono ancora ammirare.

Angelo Foletto (Ledro-Molina 1871 – Ledro-Pieve 1966), botanico, chimico-farmacista sperimentatore e studioso. Laureato a Innsbruck, affiancò giovanissimo il padre Giovanni nella conduzione dell’azienda cui diede un’impronta moderna. Incrementando la lista dei prodotti di produzione, brevettandone numerosi, tra cui gli innovativi preparati da iniezione, iniziando la fabbricazione di medicinali basati su erbe e frutti della valle, e promuovendoli anche al di fuori dell’Impero.

L’intuito imprenditoriale, condiviso con la moglie Maria Passerini direttrice del laboratorio, e lo spirito filo italiano che lo avevano reso sospetto alle milizie imperiale allo scoppio della Guerra Mondiale lo indussero a indirizzare i suoi progetti verso l’Italia.
Nel dopoguerra, nonostante la distruzione della farmacia, delle apparecchiature tecniche e la dispersione di arredi e suppellettili, ricostruì ogni cosa. Avviando la trasformazione in piccola industria dell’attività di produzione familiare.

Achille Foletto (Ledro-Pieve 1915 – 2007), quinto dei sei figli di Angelo, botanico e acuto ricercatore come il padre, non si limitò a ereditarne la passione e l’intuito. Antesignano in Italia dell’attività erboristico-curativa, rimase fedele alla preparazione manuale e alla produzione in casa di numerose specialità medicinali, tutelando e facendo apprezzare sempre più la tradizione artigianale e ‘naturale’ di famiglia.

Prosecutore nella creazione di specialità officiali legate alla sua terra, ha gestito farmacia e laboratorio per molti anni a fianco del padre orientando il definitivo affrancamento dell’azienda dai metodi ottocenteschi e empirici che l’avevano fatta conoscere. Alla sua intelligenza imprenditoriale, curiosità e apertura mentale, si deve l’impostazione attuale dell’azienda condivisa con la moglie Maria Righini e portata avanti dai figli.

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